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ROOT SALAD – FROOTS MAGAZINE 409 – luglio 2017 di Bastiaan Springer
Musica multiculturale dal Salento, esattamente in mezzo al Mar Mediterraneo.

Dalle coste dell’Adriatico arriva BandAdriatica, uno dei più emozionanti spettacoli live italiani al momento. Da oltre dieci anni questi otto sapienti musicisti mescolano la musica tradizionale del Salento (Italia meridionale) con elementi balcanici, nord-africani, turchi e arabi.

Il punto di partenza per la loro odissea mediterranea è la banda, una vera e propria istituzione in Italia, quel tipo di gruppo musicale che costituisce la spina dorsale della vita nei borghi e nei piccoli paesi d’Italia. Queste formazioni di ottoni tradizionalmente suonano durante le parate, i funerali, le feste patronali e le processioni in Puglia e si spostano di città in città. BandAdriatica fa parte di questa grande tradizione, ma ora suona in tutto il mondo.

Il termine “banda” si riferisce alle tipiche formazioni di fiati italiane che hanno avuto origine nella metà del XIX secolo, sia per eseguire canzoni folkloristiche locali che per portare il fiorente genere dell’opera italiana a tutte le persone che vivevano al di fuori delle grandi città. La tradizione è andata avanti, anche se è stata in parte ignorata dall’establishment musicale italiano.

Negli ultimi dieci o quindici anni alcune innovative “bande” italiane come la siciliana Banda Ionica, o gruppi quali Opa Cupa, BandAdriatica e Municipale Balcanica dalla Puglia e Banda Olifante dalla Romagna, non solo hanno portato avanti il concetto di cooperativa sociale creativa che era la banda, ma la hanno anche aggiornata, “urbanizzata” e globalizzata. BandAdriatica è nata nel 2006 capeggiata dall’organettista, cantante e compositore Claudio Prima, che porta avanti anche diversi altri progetti musicali come Adria, Tabulè, Tukrè, Giovane Orchestra del Salento e Manigold.

“La tradizione della banda è parte della vita del popolo del Salento. Ogni città ha la propria festa (patronale ndr.) con una banda che suona per le strade e sulla piazza, passando di finestra in finestra. Suonare in una banda è qualcosa d’insolito perché significa fare 120 concerti in un anno. Si arriva di città in città di mattina presto e si sta all’aperto tutto il giorno fino a tarda notte. La banda suona durante le processioni e alla celebrazione di mezzogiorno e, naturalmente, durante la notte, quando esegue il bolero, l’ultima canzone, che tutti assolutamente vogliono sentire. Si può immaginare la banda attraverso i film di Fellini, ma per la gente del Salento essa è ancora qualcosa di reale e vivo. Le bande sono strettamente legate alla vita sociale nei piccoli paesi. Funzionano come vere e proprie scuole di musica perché è il primo incontro dei ragazzi con una prassi musicale accademica. Nella banda si può imparare a suonare il clarinetto, la tromba, il flauto, il trombone o le percussioni.”

Tutti i musicisti di BandAdriatica suonano anche in altre band e portano avanti propri progetti perché “vivere come musicista in Italia significa che hai bisogno di fare anche un altro lavoro. Non puoi sopravvivere se suoni solo in un gruppo, anche se fai 50 o 60 concerti in un anno. Ecco perché tutti noi collaborano in altre band ma BandAdriatica è il nostro progetto principale. È come una famiglia. Siamo stati insieme per undici anni, siamo un gruppo solido di buoni amici. Ogni volta che ci incontriamo è una nuova opportunità per condividere questa meravigliosa esperienza di fare musica insieme.”

Con Babilonia, il loro quarto e più recente lavoro discografico, BandAdriatica ha concentrato l’attenzione sulla musica della Turchia, del Libano e dell’Armenia. “BandAdriatica ha iniziato a a navigare sempre di più verso Oriente, cercando i tratti comuni tra le varie tradizioni, per riscrivere la musica tradizionale attraverso brani e canzoni originali”. E d’altronde BandAdriatica si è formata durante un viaggio in barca sull’Adriatico. “Mentre attraversammo l’Adriatico, stavamo suonando musica. Quando siamo arrivati nel porto di Dubrovnik ci siamo sentiti come una vera banda. Invece di andare di porta in porta, siamo andati di porto in porto, e tutto era magico.”

“Quando suoniamo una canzone libanese o turca siamo molto consapevoli della tradizione di queste canzoni. Nei nostri concerti invitiamo il pubblico a venire a bordo per una notte e condividiamo la nostra musica, solo perché le parole da sole non bastano.”

“Il nostro punto di partenza è la musica della nostra area d’origine, il Salento, perché bisogna sempre capire da dove si proviene. All’inizio abbiamo cantato in italiano, albanese e croato, ma ora utilizziamo il salentino, il dialetto del Salento perché lo sentiamo più universale come lingua. Talvolta, all’estero, quando parliamo in salentino, la gente ci capisce meglio che quando parliamo italiano. Cantare nel nostro dialetto ci fa sentire più autentici, più legati alle nostre radici.”

“La nostra musica non potrebbe esistere se non fossero esistite le migrazioni. Ogni italiano ha membri della sua famiglia che sono emigrati in altri paesi europei, negli Stati Uniti o in Australia, quindi come può un italiano maltrattare qualcuno che proviene da un altro paese o cultura? In Italia si possono trovare influenze provenienti da molti popoli, come gli etruschi, i sanniti e i romani, ma anche i fenici ed i greci. La nostra musica è la somma di molte culture.

Molte persone credono che la tradizione sia statica, ma è esattamente l’opposto. La tradizione è sempre in movimento e si evolve costantemente. Ogni epoca ha una propria tradizione.

In questo momento probabilmente noi stiamo scrivendo la nostra futura tradizione con la nostra musica. L’unica cosa che dobbiamo fare è cercare di essere onesti. Provare a suonare il meglio che possiamo. Se sei davvero onesto con te stesso, sei tradizionale perché noi, in quanto esseri umani, siamo tradizionali.”

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